Foligno, crisi demografica ed economica: la Cgil chiede un confronto con le istituzioni

Il Covid peggiora una situazione già delicata: perdita di abitanti, redditi inferiori alla media nazionale e difficoltà per le imprese. Mario Bravi e Angelo Scatena si rivolgono alla giunta

Mario Bravi

Perdita degli abitanti, reddito inferiore alla media nazionale e frantumazione del sistema produttivo. Sono queste le tre dimensioni della “crisi” che, secondo il segretario provinciale dello Spi Cgil di Perugia, Mario Bravi, ed il responsabile di zona della Camera del Lavoro di Foligno, Angelo Scatena, sta interessando la città della Quintana. Crisi amplificata dall’avvento della pandemia che “sta allargando - spiegano - le diseguaglianze sociali ed incentivando le difficoltà del tessuto economico”. Segnali tutt’altro che incoraggianti e già presenti prima dell’emergenza sanitaria rispetto cui, sottolineano Bravi e Scatena, si dovrebbe necessariamente riaprire il confronto tra giunta comunale e sigle sindacali. “Un incontro è stato richiesto da tempo da Cgil, Cisl e Uil anche in previsione della redazione del bilancio comunale – scrivono i due in una nota -, ma ancora non c’è stata risposta”. Stando ai sindacalisti, l’urgenza di un tavolo di confronto trova giustificazione proprio nei numeri.

Per quanto concerne la crisi demografica, evidenziano Bravi e Scatena, a Foligno nel periodo 2012- 2020 c’è stata un’inversione del trend degli ultimi decenni. I due stimano che la città ha iniziato a perdere abitanti, passando dai 56.012 del 2012 agli attuali 55.609. Una perdita dello 0,7% frenata dall’aumento degli stranieri, passati da 6.348 nel 2012 a 6.587 nel 2020, con un aumento di 13,2 punti percentuali. Altro aspetto di cui tener conto, il progressivo invecchiamento della popolazione: gli ultra 65enni arrivano al 25,5% mentre il tasso di natalità passa dal 10,3% del 2012 al 6,6% del 2020.

Poi la questione reddito medio. Di 21.031 euro annui quello di Foligno, contro i 24.939 a livello nazionale: in negativo del 15%. Anche su scala regionale il confronto non sorride alla città della Quintana, considerato che il reddito medio in Umbria è di 22.276 euro. Una fotografia “preoccupante”, cui si aggiunge anche la questione dei depositi bancari medi pro capite: di 13.484 euro a Foligno di contro ai 40.468 in Italia.

Nell’analisi di Bravi e Scatena, inoltre, il nodo del sistema delle imprese. Nella città dei Trinci il 48,7% degli addetti è dipendente di imprese piccolissime (tra 0 e 9 addetti), il 26,7% lavora in aziende tra i 10 e i 49 addetti, il 13,3% in medie imprese (tra i 50 e i 249 addetti) e solo l’11,3% in imprese di grandi dimensioni con oltre 250 addetti. “Siamo di fronte – osservano – ad un sistema imprenditoriale sempre più frantumato”. Inoltre, l’industria manifatturiera pesa per il 20,8 per cento, molto più della media nazionale (11,8%). “Nonostante la terza città dell’Umbria abbia mantenuto la sua connotazione industriale – concludono Bravi e Scatena -, le retribuzioni medie dei lavoratori folignati sono pari a 23.761 euro, contro una media nazionale pari a 27.065”.

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di Matteo Castellano

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