Ma è una scuola o un parcheggio?

Lo studio è una cosa seria, ma in tempo di pandemia alcuni genitori sperano di scaricare la responsabilità dell'educazione sugli insegnanti. Tutti si devono invece sentire corresponsabili

Banchi di scuola

“I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi”
(Carl Gustav Jung)

 

Negli ultimi mesi le “chat di classe” sono diventate la fonte primaria di comunicazione “creativa”, se è vero che ci sono genitori molto preoccupati dell’istruzione dei propri figli per la Didattica a distanza, con tutte le problematiche che essa gli scarica addosso, altri si cimentano in “massoniche” preghiere di gruppo, atte a scongiurare la chiusura di quelle rimaste ancora aperte in presenza.

Certamente la preoccupazione di chi deve lavorare è legittima, ma la problematica si complica quando si evince che alcuni genitori non hanno più la capacità di gestire i propri figli senza l’impegno orario scolastico, e la loro prima preoccupazione è “non so dove metterli, cosa gli faccio fare tutta la mattina…a me non dà retta se gli dico di studiare!”

Se poi esaminiamo quel vortice “ansiogeno” che scaturisce dai compiti per le vacanze, il quadro è completo. Mamme che arringano teorie psicologiche su come i compiti tolgano il tempo ludico ai loro pargoli, o il tempo per stare con la famiglia, e che la capacità di vivere e socializzare di un ragazzo deve, sempre secondo loro, venire prima dei compiti stessi.

Ma possibile che l’impegno dei compiti estivi “confini” i nostri ragazzi in casa per tutta l’estate?

Se alcuni genitori programmano l’impegno estivo in modo che i ragazzi studino dal primo giorno di vacanza, e per un massimo di un’ora al giorno, senza farsi mancare nulla tra amicizie e divertimento, perché altri si “flagellano le carni” per giustificare svogliatezze e celando di fatto le loro incompetenze organizzative?

Ma torniamo ad oggi…passi il doveroso terrore di due genitori che devono lavorare entrambi, e troverebbero estrema difficoltà nel gestire i figli a casa con la Dad, ma gli altri, quelli che potrebbero, quelli che hanno solo disimparato a stare con i propri figli tutto il giorno, quelli che non pensano all’istruzione mancata, ma solo a come “ricollocare” i ragazzi per non vederseli ciondolare in casa?

Ma veramente siamo a questo punto, abbiamo derubricato la scuola a semplice parco giochi?

La scuola e lo studio sono una cosa seria!

Se noi siamo i primi a dare alla scuola il ruolo primario di “parcheggio”, come possiamo pretendere che i nostri figli non ne facciano un semplice divertimento, come possiamo poi scandalizzarci se li vediamo, nei tanti video che girano in rete, giocare, sbeffeggiare e prendere in giro le insegnanti tanto da diventare una moda, o un motivo di vanto tra gli studenti di oggi.

Siamo arrivati ad un punto in cui la scuola viene percepita come un ambiente sicuro in cui lasciare i figli a “delle insegnanti”, scaricando cosi non solo le responsabilità di gestione del tempo, ma anche dell’educazione stessa.

Mi dispiace cari signori, ma cosi non può funzionare! 

La scuola deve co-educare e non educare da zero, noi siamo corresponsabili insieme ad essa dell’educazione dei nostri figli, ma il compito educativo primario aspetta sempre ai genitori, e non alle insegnanti che hanno ben altro ruolo.

Tutti i genitori dovrebbero pretendere che la scuola non sia solo un posto sicuro, ma un ambiente di apprendimento in cui i figli crescano e si formino, “aiutati” da persone competenti che, (alcuni genitori ancora non lo hanno capito), sicuramente fuori da ogni dubbio, ne sanno più di noi.

Tutto questo non vuole sminuire la necessità di ognuno di lavorare…anzi, anche quando un bambino frequenta una scuola a tempo pieno, essa non può e non deve essere considerata come un parco giochi, ma dobbiamo sempre vederla come un ambiente in cui i nostri figli studiano e lavorano con altri bambini, consolidando cosi le loro capacita culturali e sociali.

Non fate crescere i vostri figli con il pensiero che “dove non riesce lui potete sopperire voi” perché su quella strada nessuno di essi arriverà prima o poi a comportarsi come un uomo.

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di Leonardo Mercuri

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