L'insostenibile leggerezza del non esserci

Quando nascondersi rivela veramente chi siamo: delegittimando la presenza fisica nelle nostre relazioni abbiamo cancellato la maggior parte delle regole sociali e civili della società

“Le fils de l’homme” opera di René Magritte 2014

È successo.

Abbiamo delegittimato la presenza fisica nelle nostre relazioni comunicative, e questo ha di colpo cancellato la maggior parte delle regole sociali e civili in cui, la buona educazione era il fil rouge della nostra società.

La sostituzione di un viso con un nickname, ci autorizza a non curarci delle possibili reazioni di chi legge, e questo porta a non avere paura di scrivere beceri insulti o vere e proprie minacce, che sempre di più si avvicinano al codice penale.

Tutto quello che scriviamo telematicamente senza filtri sociali, viene percepito come una estensione della nostra personalità, e immediatamente diventa un attacco personale da chi, aldilà di uno schermo sta leggendo e subendo la nostra stessa trasformazione socio-digitale.

E per questo, due persone che fino a ieri erano ottimi amici, riescono a diventare i peggiori nemici della loro vita solo perché hanno frainteso una virgola, o perché una critica è stata letta come un insulto, cosa che non sarebbe avvenuta se si fossero incontrati o almeno sentiti al telefono.

A questo punto la domanda sorge spontanea, perché la comunicazione social è cosi diversa?

Come antefatto possiamo affermare che il mondo della comunicazione social è stato invaso da nuovi miti, ovvero personaggi che non hanno mai preso una penna in mano (e tantomeno un libro), e si inseriscono in questo universo comunicativo parallelo seguendo regole che nessuno conosce, cosi facendo partoriscono storie cosi assurde e cosi imbarazzanti che sembra di sentire il canto delle sirene nella leggenda di Ulisse.

Ma per smascherare questi cosiddetti “leoni da tastiera”, o più semplicemente persone che si nascondono dietro uno schermo, basta osservare i loro profili social.

Un filo conduttore che si nota spesso osservando i loro profili è l’incoerenza, scrivono struggenti appelli per un gattino abbandonato, e nel post successivo non esitano ad augurare la morte, seguita da atroci sofferenze, a chiunque non la pensi come loro, o semplicemente a chi ha una pelle di diverso colore.

Se continuate a sbirciare tra questi profili scoprirete che, in molti casi dietro c’è una manifesta idea politica, e non importa quale sia il partito, questi “personaggi” sono sia di destra che di sinistra, li accomuna solo l’ostentazione dell’ignoranza e un qualunquismo da quattro soldi.

Fateci caso, difficilmente scrivono un post di loro pugno (a parte gli insulti), o qualcosa contenente una loro riflessione, i loro post sono quasi sempre copia e incolla di altri, il loro intento è alimentare il fuoco dell’odio gettando benzina, non importa se la notizia è palesemente falsa, l’importante è aggredire comunque e chiunque.

Ma secondo voi, perché lo fanno?

Queste persone sono vittime del progresso, della vita di tutti i giorni, delle proprie frustrazioni, e soprattutto si sentono tagliati fuori da una società in continua evoluzione. Di base spesso c’è la bassa scolarizzazione, e per questo nell’intento di emulare quei moderni ed urlanti affabulatori politici del momento, leniscono le proprie ferite psicologiche, riversando odio e insulti sugli altri, usando il web come fosse uno “psicofarmaco digitale”, cosi protetti da una tastiera e da uno schermo cercano di crearsi uno spazio in quella società parallela che li ha subito legittimati tramite qualche “like”.

Queste persone, prima ignorate o lasciate ai margini di una società troppo qualunquista , ora sono cosi attaccate a questo mondo virtuale che apparentemente li accoglie senza volere nulla in cambio, che hanno dimenticato la vita reale e le relazioni vere, trasformandosi cosi in cyber-vigliacchi incapaci di qualsiasi confronto o di esprimere qualsiasi opinione.

Sono persone che non aspettano altro che qualcuno gli dia lo spunto per vomitare la loro violenza repressa sulla tastiera, aspettano un link o un post come se fosse il loro unico respiro, devono commentare per forza, anche quando non hanno la minima idea di cosa si stai parlando, solo cosi possono dimostrare che esistono…come se non potessimo fare a meno del loro immenso scibile.

Come abbiamo capito, il mondo social è diventato un mondo inquinato, che ha sviato dai presupposti originari, dove le persone sfogano la propria rabbia e le proprie frustrazioni indossando un'altra personalità, infatti nel web molte persone fanno e dicono cose che non farebbero o direbbero mai nella vita reale. Basta guardare l’atroce storia del ragazzino ucciso da una banda di assassini a Colleferro, storia che domina tutti i giornali e notiziari degli ultimi giorni, andate a leggere i commenti sui post che girano nel web, gente che augura morte tra atroci sofferenze non solo ai presunti colpevoli, ma anche alle loro madri, ai figli (che ancora devono nascere), o alle fidanzate.

Forse non abbiamo compreso che l’articolo 21 della nostra Costituzione che sancisce la libera espressione di pensiero, non autorizza nessuno ad insultare tutti, offendere familiari, o augurare la morte di qualcuno, qualsiasi cosa costui abbia fatto.

Forse è il caso di fermarci un attimo a pensare, guardarci intorno e capire che seminare odio e falsità in nome di idee vane e prive di senso non è la strada maestra, bisogna tornare a riflettere, apprezzare coloro che cercano il confronto costruttivo, e perché no…trovare un punto di incontro necessario a realizzare un progetto comune.

A volte, anche nel web è utile chiedere scusa perché nessuno di noi è infallibile, siamo tutti straordinariamente in grado di sbagliare!

Vorrei chiudere questa lunga riflessione con una frase del giornalista Romano Battaglia: “Chiedere scusa è un gesto che rafforza l’amicizia, chiarisce i dubbi, è un rimedio contro l’odio, non è mai un segno di debolezza".

Ad maiora!

 

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di Leonardo Mercuri

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