Trevi, l’Arpa rassicura sul rogo alla cartiera: “Basso l’impatto su aria e acqua”

Resi noti i risultati ottenuti dai rilevamenti effettuati dopo l’incendio del 23 giugno scorso: valori sotto i limiti di legge e solo qualche picco rientrato dopo poche ore 

L'incendio alla cartiera di Trevi

A distanza di una settimana dall’incendio che ha interessato la Cartiera di Trevi - era il 23 giugno -, l’Arpa Umbria ha comunicato i risultati dei rilevamenti effettuati nei giorni scorsi sulla qualità di aria e acqua. Sì, perché, lo ricordiamo, la quantità di possibili inquinanti che, a seguito dell’incidente, si era riversata nell’ambiente circostante era sta significativa. 

Nel report “Rilevamento Qualità dell’Aria” reso noto dall’Arpa, vengono riportati i primi risultati relativi alla postazione di strada Faustana a Trevi. In particolare, nel documento vengono proposti i dati relativi a misurazioni effettuate il 23 ed il 24 giugno con mezzo mobile e con campionamento ad altro volume, mentre sono attesi a breve quelli degli inquinanti rilevati il 25, 26 e 27 giugno. I dati sull’inquinamento atmosferico fin qui prodotti mostrano un basso impatto dell’incendio nella postazione di monitoraggio, situata in prossimità delle prime abitazioni dopo la cartiera. A cominciare dalle concentrazioni di biossido di azoto che, dopo un innalzamento iniziale, sono tornate nettamente ad di sotto del valore limite. Il monossido di carbonio, invece, è rimasto sempre su valori molto bassi senza presentare grandi variazioni. Discorso diverso per il benzene. Stando al report di Arpa Umbria, infatti, le concentrazioni medie di questo inquinante sono state sì al di sotto delle soglie di valutazione, ma con alcuni picchi che si sono manifestati in concomitanza della movimentazione delle balle di carta parzialmente combuste. Anche le concentrazioni di Pm10 e Pm2,5, sebbene abbiano presentato un picco iniziale, si sono presto stabilizzate su valori sensibilmente inferiori alla soglia critica. Sotto i valori limite anche i dati relativi alle diossine, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici e metalli, le cui concentrazioni e dispersioni sono state contenute. 

Nel documento “Monitoraggio delle acque fiume Clitunno”, invece, l’Arpa ha presentato i dati relativi ai campionamenti delle acque eseguiti nei giorni 23 e 24 giugno. Campionamenti tesi a verificare lo stato di inquinamento delle acque superficiali a seguito dello sversamento di una miscela di colorante industriale nel Clitunno. Il tratto di fiume oggetto di prelievi è stato quello che va dal punto di accadimento dell’incendio fino alla località di Casco dell’Acqua a Trevi. Non solo. I campionamenti hanno riguardato anche i sedimenti ed il materiale vegetale presente sulla superficie del corso d’acqua. Le concentrazioni rilevate risultano, per tutti i campioni, nettamente inferiori ai valori critici. Solo i campioni di acque del Clitunno prelevati il 23 giugno hanno fatto registrare una concentrazione elevata di colorante unicamente in prossimità della cartiera. Allontanandosi, infatti, dal luogo dell’incidente, le concentrazioni si riducevano notevolmente. Già dal 24 giugno, comunque, l’Arpa ha osservato che la concentrazione di colorante si era sensibilmente ridotta anche nei pressi della cartiera. I risultati dei campionamenti dei sedimenti sono ancora in fase di elaborazione, mentre è stata già riscontrata la presenza di colorante sul materiale vegetale. Tuttavia l’Arpa ha precisato che lo stesso tende a degradare velocemente. 

Resta in vigore l’ordinanza del sindaco di Trevi, Bernardino Sperandio che, anche se consente di utilizzare l’acqua del tratto del Clitunno che va dalla Cartiera a Casco dell’Acqua per irrigare, conferma alcune regole. Tra questi, l’accurato lavaggio dei prodotti alimentari, la spelatura o sbuciatura se possibile, il divieto di consumo degli stessi da parte di categorie a rischio quali donne in gravidanza, il divieto di raccolta e consumo di funghi epigei ed erbe spontanee, il divieto di pascolo e di utilizzo di foraggi e cereali destinati agli animali e, infine, il divieto di utilizzare il pescato per scopi alimentari.

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di Matteo Castellano

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